logo png
heather

Casta Diva Project

​CONTACTS

Digital Archive of Italian Conservatories of Music, Academies of Fine Arts, and Universities. Website created as part of the Casta Diva: An International Research and Production Digital Platform on Women in Italian Musical Theatre Project, funded by the European Union - Next Generation EU, Mission 4 Component 1, CUP: F31B23000450006.

Responsabile scientifico: Giovanni Albini

Istituzione Capofila: Conservatorio A. Vivaldi

Via Parma 1, 15121 Alessandria

+390131051500

 

Responsabile Scientifico Digital Hub: Paola Bertolone

Webmaster: ivan.paduano@uniroma1.it

Dipartimento PDTA Sapienza Università

Via Flaminia 72, 00197 Roma

+390649919006

 

Un lustro di Teatro musicale

2025-07-05 10:30

Redazione

Un lustro di Teatro musicale

Nell’ultimo quinquennio il Conservatorio Giuseppe Verdi di Como ha dedicato particolare attenzioneall’attuazione di un programma didattico esperienziale innova

la-belle-hélène.jpeg

Nell’ultimo quinquennio il Conservatorio Giuseppe Verdi di Como ha dedicato particolare attenzione all’attuazione di un programma didattico esperienziale innovativo che ha permesso ai suoi studenti di prendere parte, oltre alle produzioni strumentali e cameristiche, a importanti allestimenti di teatro musicale. Questi allestimenti sono sempre stati il frutto di un importante disegno istituzionale, ideato e curato dal Direttore M o Vittorio Zago, che ha permesso un’attività formativa, in sinergia fra docenti e studenti, dedicata ad approfondimenti di notevole rilievo didattico, culturale e di ricerca sul teatro musicale. Attività formativa che ha visto nei vari allestimenti l’apporto artistico del M o Bruno Dal Bon nella definizione degli aspetti musicali, e del M o Stefania Panighini alla regia compresa la progettazione teatrale. La scelta dei maestri è stata di riscoprire un repertorio inusuale in Italia, non solo a Como, producendo con le proprie risorse Procedura Penale di L. Chailly, La Belle Hélène di J. Offenbach, La Rondine di G. Puccini e Ascesa e caduta della città di Mahagonny di K. Weill. A conclusione di questo ciclo di ricerca, nell’ottobre 2025, verrà allestita in prima esecuzione moderna l’opera Turanda di Antonio Bazzini. Se infatti, in un primo momento, queste opere possono apparire slegate tra loro per tematiche, tempi e luoghi di composizione, uno sguardo più attento mostra una comunità di intenti profonda e tenace nella ricerca che sviscera l’animo umano per far emergere le pulsioni profonde che lo fanno agire, e con una particolare attenzione sulla donna e sul suo individuarsi all’interno della società. Il 2021, primo anno di questo progetto, per il Conservatorio di Como fu anche l’anno nel quale si festeggiarono i primi venticinque anni quale istituto autonomo e non più sezione staccata del Conservatorio di Milano. Il traguardo temporale fu festeggiato con la creazione di un Festival nel quale furono inaugurate molte collaborazioni con il territorio tra le quali quelle con i Musei Civici, il Teatro Sociale e il Comune di San Fermo della Battaglia. Nel 2025 invece si chiude questo ciclo di lavoro intenso con la celebrazione del trentesimo anniversario dell'istituto lariano del quale Turanda sarà evento di inaugurazione dell’anno accademico 2025/26 sancendo al tempo stesso desiderio di continuità e coerenza per il futuro. I precedenti nel dettaglio Il 13 giugno 2021 il Conservatorio di Como portò in scena Procedura penale, opera buffa in un atto di Luciano Chailly su libretto di Dino Buzzati presso il Salone d’onore di Villa Olmo a Como. Questa fu la prima opera del progetto 900 in camera ideato dal M.o Stefania Panighini, docente di Teorie e tecnica dell’interpretazione scenica presso l’istituto e regista di fama internazionale, inizialmente pensato per una programmazione triennale avendo come oggetto la realizzazione di opere da camera del '900 italiano cadute nell’oblio ma ancora portatrici di una vitale forza comunicativa. Tutto nacque da una riflessione sulla tradizione musicale di Villa Olmo che molti anni addietro, negli anni Sessanta, lanciò il Festival di teatro musicale. Nel 1958 Giulio Paternieri, allora sovrintendente del Teatrino di Villa Olmo, commissionò a Chailly un’operina che avrebbe dovuto far parte di un trittico di lavori contemporanei insieme a quelli di Bettinelli, La smorfia, e di de Banfield, Colloquio con il tango, e per la quale il libretto sarebbe stato scritto da Dino Buzzati. Chailly desiderava scrivere musica per il racconto Il mantello, ma Buzzati gli propose Quarto grado, che sarebbe poi diventato Procedura penale. La protagonista è una donna: la contessa Mauritia Delormes che si reca nell’elegante casa borghese di amici per passare del tempo insieme. Dopo i convenevoli iniziano le domande, sempre più serrate, sempre più incalzanti da parte della famiglia ospite. L’amico Giandomenico porta avanti una vera e propria istruttoria che culmina con l’evidenza della colpevolezza della contessa di un orribile delitto. L’epilogo però non porta alla condanna a morte dell’imputata ma a un ripristino dello status quo iniziale, il dialogo tra gli invitati torna alla banale serenità. Il rapporto tra la donna e la società è oggetto evidente del racconto e sarà il filo rosso che lega tra loro le opere messe in scena anno dopo anno dal Conservatorio. Un rapporto complicato, stratificato, le cui dinamiche sono note solo ad un primo sguardo superficiale. Dettami immutabili si insinuano nelle relazioni con una furia silenziosa senza che ostacoli di sorta riescano a fermare preconcetti e stigmi che continuano a imperversare. Le diverse società nelle quali le storie sono ambientate rendono evidente come le radici sottili e profonde siano molto più difficili da estirpare di quanto si potesse pensare.
Nel 2022 il Conservatorio ha portato sul palco del Teatro Sociale di Como l’operetta di Jacques Offenbach La belle Hélène. Offenbach trova nel comico lo specchio profondo del sublime, fa sorridere lo spettatore davanti all’immagine di se stesso, di una risata però, che è già svanita e lascia il gusto amaro di una realtà corrotta, depravata, moralista. Quest’operetta è stata scelta anche in quanto opera corale che permise il coinvolgimento di tutti gli allievi del dipartimento, dalla lunga schiera di solisti, sino a un nutritissimo coro, vero protagonista dell’opera, inteso da Offenbach nella più vera accezione greca. Il lavoro in palcoscenico è stato incentrato sul corpo, l’umano è scenografia in movimento, quadro vivente e caleidoscopico racconto delle emozioni: come fosse un’estrusione delle emozioni dei personaggi, il coro narra lo scontro/incontro tra i sessi, il passaggio attraverso la foschia delle passioni e la ricerca di una soluzione al senso di perdita che esse producono. Questa è la storia di un popolo che ha perso il senso del proprio cammino, di uomini e di donne imbrigliati in una rete di rapporti stereotipati, rigidi e infrangibili: davanti a tutti una donna, Elena, che cammina in equilibrio sul filo della vita, traballa, torna sui suoi passi, ricomincia, rischia e vince. Offenbach rilegge la storia del rapimento di Elena, raccontando la difficoltà di essere se stessi, di seguire i propri sentimenti, senza sentire il senso di colpa che la società imprime, di essere liberi di sorridere, anche se la vita non è andata proprio come volevamo. La fatalità, gli dei, il destino: non esiste nulla, se non la piccolezza degli uomini, la loro buffa meschinità, lo smarcarsi perenne dalle responsabilità dell’esistenza che accomuna ogni epoca, dall’antica Grecia, all’Europa di fine ‘800, sino alla società globalizzata di oggi. Offenbach non mostra la via per la redenzione, ma offre un angolo di struggente dolcezza, dove contemplarsi e sorridere.
Elena è da secoli simbolo del frutto della discordia, letteralmente e metaforicamente. La donna per la quale fu combattuta la guerra più famosa dell’antichità e che oggi ci chiediamo se sia davvero avvenuta o se sia stata solo il frutto dell’invenzione di un incredibile poeta che aveva una visione così cristallina della sua epoca e del mondo nel quale viveva da concepire due opere, l'Iliade e l’Odissea, come strettamente legate e interconnesse, ambientate secoli prima ma che rispecchiano schemi e comportamenti a lui coevi. Riportarla nella contemporaneità per Offenbach ha significato ridargli la possibilità di esprimersi. Da figura onnipresente senza voce in cima alle mura ha potuto divenire protagonista della sua storia che troppe volte è stata scritta da altri. La riappropriazione della propria voce, dei propri sentimenti e soprattutto della propria volontà è uno dei temi fondamentali nella ri-costruzione di una nuova e differente narrativa dell’essere donna. Il 14 aprile 2023 il Conservatorio ha affrontato l’allestimento de La Rondine, opera lirica in tre atti di Giacomo Puccini su libretto di Giuseppe Adami, presso il Teatro Sociale di Como. Anche per questa produzione il Conservatorio di Como, a fronte delle sue dimensioni medio piccole con poco più di quattrocento allievi, ha realizzato questa prestigiosa produzione con l’impiego quasi esclusivo dei suoi studenti, qualche ex studente neo-diplomato e un numero esiguo di aggiunti. Magda è la protagonista di quest’opera, come una rondine migra per poi tornare apparentemente nello stesso punto dal quale è partita. Il viaggio di andata e ritorno è un viaggio in se stessa, nei suoi desideri e nei suoi sentimenti, nella formazione del suo sè e del suo rapporto col mondo. Allontanarsi dalla sua vita, dalle voci di tutti coloro che le dicevano chi doveva essere, le ha permesso la scoperta e la maturazione della sua visione del mondo. Torna e può vivere la vita che ha scelto senza rimpianti. La regista Panighini scrisse a proposito dell’opera: Rondine è un viaggio verso l’ignoto, l’istinto di migrare senza sosta alla ricerca di una meta che poi non esiste.
Rondine è l’incontenibile desiderio di cedere al frenetico vorticare del ballo (attenti ai vostri piedi!)
Rondine è la gabbia dentro cui siamo tutti: la porta è aperta, perché avete paura di uscire?
Rondine è solo un sogno. 

Ora aprite gli occhi. 

Il 4 e 5 aprile 2024 il Conservatorio di Como ha presentato l’opera lirica in tre atti Ascesa e rovina della città di Mahagonny di Kurt Weill e Bertold Brecht nella sua versione italiana realizzata per la prima volta presso il Teatro Sociale. Per scelta degli autori, tutto il mondo, in ogni tempo, potrebbe essere Mahagonny: una città del denaro, del produrre e dell’accumulo che si è disfatta delle leggi, delle catene, delle regole, in cui tutto è permesso. La libertà totale rende però l’uomo cannibale, autodistruttore, che sia carne animale, il ventre di una donna da deflagrare o il corpo di un uomo ucciso. Quando la libertà diventa giudice supremo nessuna norma vale più e nessun uragano potrà spazzare via il mondo tragicamente, quanto un piccolo uomo. In Mahagonny emergono prepotenti tutte le domande del mondo in cui viviamo, rivelando l’importanza didattica e artistica di questo titolo sconcertante per la sua attualità, di cui probabilmente non abbiamo le risposte. Nonostante questo, un Ente di Alta Formazione Artistica e Musicale, quale è il Conservatorio, ha il dovere di raccontare ai propri studenti la complessità del contemporaneo e di fare della musica, in questo caso unita al teatro, uno strumento d’indagine primario di esso. L’attività di ricerca nel 2025 si inserisce nell’operazione Casta Diva, un progetto di promozione della ricerca artistica sulle figure femminili nel teatro musicale italiano, realizzato da diverse istituzioni italiane di formazione superiore e finanziato dal programma NextGenerationUe e dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il lavoro, iniziato dalla riscoperta del manoscritto di Turanda, ha come obiettivo la valorizzazione di questa opera andata in scena una sola volta al Teatro Alla Scala nel Carnevale del 1867. L’interesse si focalizza intorno alla singolarità della figura femminile costruita da Antonio Bazzini: una giovane donna che, combatte sola contro tutti, un sistema sociale che la vorrebbe nient’altro che moglie e madre. Un’eroina d’opera, straordinariamente moderna rimasta per anni sepolta in una biblioteca. Il progetto si articola in una serie di spettacoli, conferenze, concerti volti a una riflessione musicale, storica e filosofica sul ruolo del femminile nell’opera lirica, e sull’importanza di riportare alla luce testi perduti, che danno una luce diversa al repertorio usuale.

2. logo conservatorio senza sfondo con mur (12)
cropped-logo_scarlatti_bianco
logo ml03
conscomo-colori
logo gallarate
261db952
vittadini_logo02
logoalbertinavettoriale-bianco
logo2023
abana quadrato
logo sapienza (rgb)a
cnp - logo